Il valore dell’industria spaziale italiana: dove siamo davvero primi?

L’OCSE pubblica ogni anno “The Space Economy at a Glance”, il report che mette a confronto i programmi spaziali civili dei Paesi membri su budget, satelliti, brevetti, produzione scientifica e aiuti allo sviluppo. L’edizione 2026 racconta un’Italia al centro della scena. Il report è un’occasione rara: gli stessi indicatori, calcolati con la stessa metodologia, applicati a tutti allo stesso modo. Quando l’Italia risulta sopra la media OCSE, lo è per davvero. E in più punti lo è.

Il budget: più piccolo di Francia e Germania in assoluto, ma non in proporzione

Il primo numero che salta agli occhi è la spesa in valore assoluto: nel 2025 il budget spaziale civile italiano ha raggiunto circa 2,2 miliardi di dollari (1,97 miliardi di euro), contro i 2,78 miliardi di dollari della Germania. La Francia resta storicamente il primo finanziatore europeo dello spazio.

Il quadro cambia se si guarda alla spesa in rapporto al Paese. Il budget spaziale italiano vale lo 0,089% del PIL, contro lo 0,065% di media OCSE, lo 0,082% francese e lo 0,055% tedesco. Stessa cosa per la spesa pro capite: 38,7 dollari per abitante in Italia, contro una media OCSE di 33,6, i 40,2 della Francia e i 32,7 della Germania. Su questo indicatore l’Italia supera la Germania e si avvicina alla Francia, pur restando quest’ultima leggermente avanti.

C’è poi un dato dove l’Italia è davanti a entrambe senza ambiguità: la quota di spesa civile per la R&S destinata allo spazio. Nel 2024 lo spazio civile ha rappresentato il 6,3% della spesa pubblica OCSE per R&S civile nel suo complesso. Francia e Italia guidano la classifica appaiate, entrambe al 14,1%, più del doppio della media, davanti a Ungheria (12%) e Stati Uniti (11%).

Il 2025 ha portato anche una novità normativa: l’Italia ha adottato la sua prima legge organica sullo spazio, con tutele su sicurezza tecnica, finanziaria e ambientale, e ha istituito un fondo per l’economia spaziale da 35 milioni di euro per il primo anno.

Satelliti lanciati dal 2019: l’Italia davanti a Francia e Germania

Qui bisogna leggere due numeri diversi senza confonderli, perché il report li riporta entrambi e si somigliano.

Il primo è il numero di satelliti attualmente in orbita: l’Italia ne ha 80 (53% di proprietà privata), la Francia 104 (75% privati), la Germania 65 (49% privati). Su questo fronte la Francia resta avanti, con una base storica di asset più ampia.

Il secondo è il numero di satelliti lanciati dal 2019 a oggi, un indicatore più recente e quindi più indicativo del momento attuale: l’Italia ne ha lanciati 104, sesta al mondo. La Francia ne ha lanciati 98, settima. La Germania 83, ottava. Su questo indicatore, quello che conta di più per capire chi sta crescendo ora, l’Italia è davanti a entrambe.

Scienza spaziale: la produzione italiana per abitante batte Francia e Germania

Sulla produzione scientifica il divario è più netto. La metrica usata dall’OCSE è il numero di pubblicazioni scientifiche legate allo spazio ogni 100.000 abitanti, calcolato su Scopus. L’Italia è a 2,7, sopra la media OCSE di 2,1. La Germania è a 2,2. La Francia, storicamente la maggiore potenza spaziale europea, è a 1,7, sotto la media OCSE.

Anche sulla qualità delle citazioni l’Italia si difende bene: il 12,8% della produzione scientifica spaziale italiana rientra nel top 10% mondiale per numero di citazioni, sopra la media OCSE del 12% e sopra la Francia, ferma al 10,5%. Il punteggio di citazione normalizzato italiano è sopra la media mondiale sia in “earth and planetary sciences” sia in “physics and astronomy”.

Sui brevetti il discorso è diverso: l‘Italia vale l’1,7% delle domande di brevetto mondiali legate allo spazio nel periodo 2020-23, quota identica al 2010-13, e ha un vantaggio tecnologico rivelato (RTA) negativo, la sua quota di brevetti spaziali è cioè inferiore alla sua quota di brevetti totali. Non è un primato, è un’area dove il Paese resta indietro rispetto a Francia (7,7% dei brevetti mondiali) e Germania (7,8%). L’unico segnale positivo è che la specializzazione relativa italiana è migliorata rispetto al 2010-13, mentre quella francese è diminuita.

Un ecosistema industriale da 8 miliardi, e un primato metodologico

Sul fronte industriale, l’economia spaziale italiana ha generato nel 2021 (anno di riferimento dell’ultimo conto tematico disponibile) 8 miliardi di euro di output, 2 miliardi di valore aggiunto e oltre 23.000 occupati, pari allo 0,14% del PIL nazionale. L’ecosistema conta più di 350 imprese, dai grandi system integrator alle PMI, con una comunità di startup in crescita. Il 67,3% del valore aggiunto viene dalle attività upstream, il 50,9% dalla manifattura, il 78,2% dalle grandi imprese e il 90,4% da aziende multinazionali, un settore concentrato, in altre parole, più che diffuso.

C’è un primato meno visibile ma citato esplicitamente dal report: l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, ad aver sviluppato un conto satellite armonizzato per misurare l’economia dello spazio secondo gli standard OCSE, un esercizio statistico che Spagna, Francia, Canada, Corea e Germania stanno ancora sviluppando. E nel 2020 l’Italia ha lanciato Primo Space, il primo fondo di venture capital europeo dedicato interamente all’economia spaziale, 85 milioni di euro con il sostegno del Fondo Europeo per gli Investimenti e CDP Venture Capital, anticipando di due anni CASSINI, il programma equivalente della Commissione Europea.

Italia primo Paese europeo per un conto economico satellite dello spazio, prima in Europa per un fondo VC dedicato al settore: sono due primati “di processo” più che di scala, ma contano, perché indicano un Paese che si è mosso prima di altri nel costruire gli strumenti, statistici e finanziari, per far crescere il settore.

 

Il quadro che emerge non è quello di un’Italia spaziale seconda a tutti. Sul budget in proporzione al PIL è prima tra le tre grandi europee analizzate nel report; sui satelliti lanciati dal 2019 è davanti a Francia e Germania; sulla produzione scientifica per abitante pure. Resta indietro sui brevetti, dove pesano meno la spesa pubblica e più la capacità del sistema industriale di trasformare ricerca in proprietà intellettuale. È un’agenda precisa per chi si occupa di politica industriale dello spazio in Italia: il resto dei numeri va già nella direzione giusta.

Fonti

  • OECD, “The Space Economy at a Glance 2026”, OECD Publishing, 2026 — scheda Italia pp. 106-110, schede Francia pp. 96-100 e Germania pp. 101-105 per i confronti
  • Dati citati nel report da: OECD STI Micro-data Lab (Intellectual Property Database); Scopus Custom Data, Elsevier; OECD Creditor Reporting System (CRS); Istat, “The space economy in Italy: Anno 2021”, dicembre 2025; Jonathan’s Space Report

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