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Gli italiani e la difesa: tanta fiducia nelle Forze armate, meno disponibilità a spendere e a combattere

In questo articolo

    Il rafforzamento di uno Stato non si misura solo con le risorse stanziate, conta anche l’atteggiamento della società. Il caso italiano è tra i meno esplorati. L’Italia, nonostante gli aumenti di bilancio recenti, resta tra i Paesi europei con la spesa per la difesa più bassa in rapporto al Pil, e le rilevazioni disponibili indicano una disponibilità contenuta ad accettarne i costi. Non è chiaro, però, se dietro questi numeri ci sia un rifiuto dello strumento militare o un insieme di atteggiamenti più articolati. A questa domanda risponde lo studio “Gli italiani e la difesa” di Vincenzo Bove, Fabrizio Coticchia e Matteo Mazziotti di Celso, del Dipartimento di Scienze politiche e internazionali dell’Università di Genova.

    Il sondaggio in breve

    Caratteristica Dettaglio
    Realizzazione YouGov Italia, online
    Date 17 e 18 dicembre 2025
    Campione 1.549 cittadini maggiorenni, rappresentativo e ponderato
    Temi Minacce, strategie, uso della forza, spesa, fiducia, missioni, leva
    Finanziamento Progetto Horizon Europe IDEoPOP

    A differenza di molte rilevazioni, che si fermano su minaccia percepita, spesa e disponibilità a combattere, questa mette insieme tutte le dimensioni. Essendo stata condotta a dicembre 2025, non riflette gli sviluppi successivi, a cominciare dal conflitto in Medio Oriente che ha coinvolto Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

    Minacce e strategie: il clima prima della Russia

    Alla domanda su quali siano le minacce più pericolose per la sicurezza internazionale dell’Italia (due risposte possibili) la classifica è questa:

    Minaccia Indicata dal
    Cambiamento climatico e disastri ambientali 37,5%
    Immigrazione irregolare 32,5%
    Competizione tra grandi potenze 24,5%
    Terrorismo 22,6%
    Aggressività della Russia 19,8%
    Instabilità dei mercati energetici 14,9%
    Pandemie 14,1%
    Attacchi cibernetici 10,1%

    Il clima preoccupa soprattutto i giovani, terrorismo e immigrazione le fasce più anziane. L’aggressività russa è citata dal 23,8% degli over 55 e dal 14-18% delle altre fasce d’età. Il quadro italiano non è un’anomalia assoluta: nel Munich Security Index 2026 la Russia non compare tra i primi cinque rischi né nel Regno Unito né in Germania né in Francia, dove ottiene rispettivamente 55, 58 e 65 punti.

    Sulla probabilità percepita nei prossimi anni (scala da 0 a 10, valori medi):

    Scenario Probabilità media
    Evento climatico estremo con gravi conseguenze sulla sicurezza 6,80
    Aumento improvviso degli sbarchi sulle coste italiane 6,46
    Attacco cibernetico a un’infrastruttura critica 6,26
    Attacco terroristico in Italia 5,62
    Interruzione significativa delle forniture energetiche 5,44
    Crisi nello Stretto di Taiwan 5,40
    Attacco della Russia contro un Paese alleato dell’Italia 5,20

    L’ultimo valore va letto insieme a un altro dato: il 50,5% degli intervistati ritiene probabile un attacco russo contro un alleato (voti da 6 a 10), contro il 36,3% che lo colloca tra 0 e 4.

    Sulla strategia la domanda era quale sia il modo migliore per garantire la sicurezza internazionale dell’Italia (una sola risposta):

    Soluzione Quota
    Perseguire autonomamente gli interessi nazionali 27,8%
    Rafforzare la difesa europea 24,3%
    Rafforzare le Nazioni Unite 11,1%
    Rafforzare la NATO 9,0%
    Rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti 5,5%
    Nessuna di queste 7,0%
    Non sa 15,3%

    Le scelte dipendono dalla minaccia indicata. Tra chi mette in cima l’immigrazione irregolare il 43,1% preferisce l’autonomia nazionale e il 17% la difesa europea. Tra chi indica la Russia il 37,1% sceglie la difesa europea, il 15,8% la NATO e il 14,6% l’autonomia.

    Forza, combattere e leva

    Alla domanda su quando l’uso della forza militare sia giustificato (più risposte possibili):

    Circostanza Quota
    Terrorismo 51,2%
    Immigrazione irregolare 27,4%
    Aggressività della Russia 25,7%
    Attacchi cibernetici 12,6%
    Cambiamento climatico e disastri ambientali 10,6%
    Pandemie 9,3%
    Competizione tra grandi potenze 7,8%
    Instabilità energetica 4,5%
    Mai giustificata 22,7%

    Sulla disponibilità personale a combattere se l’Italia fosse attaccata da un Paese terzo, il 31% risponde sì (11,2% “assolutamente sì”, 19,8% “credo di sì”), il 52,6% no (32,5% “assolutamente no”). Il dato è coerente con una rilevazione comparativa condotta tra i Paesi NATO nell’autunno 2025:

    Paese Disponibilità a combattere
    Turchia 88%
    Albania 69%
    Svezia 66%
    Finlandia 64%
    Montenegro, Grecia 63%
    Lituania 52%
    Estonia 45%
    Lettonia 37%
    Ungheria, Repubblica Ceca 33%
    Paesi Bassi 30%
    Germania 27%
    Italia, Slovacchia 25%

    Tra chi giudica la forza mai giustificata solo il 19,1% combatterebbe; tra chi la ritiene legittima in almeno una circostanza la quota sale al 36,4%.

    La leva obbligatoria divide quasi a metà: 45,2% favorevole, 46,8% contrario, 7,9% senza posizione. Le risposte contrarie sono più intense: 31,3% “molto contrario”, contro il 19,5% “molto favorevole”. Pesa soprattutto l’età:

    Fascia d’età Favorevoli Contrari
    18-24 anni 22,1% 67,8%
    25-34 anni 22,2% 68,5%
    35-44 anni 40,4% 49,7%
    45-54 anni 56,9% 36,5%
    Over 55 52,5% 40,5%

    Il sostegno è più alto nelle generazioni che difficilmente sarebbero coinvolte dall’obbligo. Cresce anche con la fiducia nelle Forze armate: 74% tra chi ne ha molta, 50,5% tra chi ne ha abbastanza, 27,2% tra chi ne ha poca, 8,9% tra chi non ne ha nessuna. La domanda, precisano gli autori, non specificava durata, selettività o destinatari del servizio.

    La spesa militare e Readiness 2030

    Per il 28,2% degli italiani la spesa militare dovrebbe aumentare, per il 33,9% diminuire:

    Opinione sulla spesa militare Quota
    Aumentare molto 5,3%
    Aumentare moderatamente 22,9%
    Rimanere allo stesso livello 25,7%
    Diminuire moderatamente 11,5%
    Diminuire molto 22,4%
    Non sa 12,3%

    Nessuna opzione raggiunge la maggioranza, anche se il saldo pende verso la riduzione. Il confronto europeo richiede cautela, perché le due rilevazioni citate nel report misurano cose diverse: una riguarda la spesa dell’Unione, l’altra quella nazionale.

    Paese L’UE dovrebbe spendere di più (Eurobarometro) Aumento della spesa nazionale (ECFR)
    Polonia 84% 72%
    Danimarca 77% 66%
    Paesi Bassi 74% n.d.
    Estonia n.d. 46%
    Italia 57% 28%
    Grecia 47% n.d.
    Slovenia 46% n.d.
    Media UE 62% n.d.

    n.d.: dato non riportato nel report. Nell’ECFR l’Italia è ultima su quindici Paesi.

    Il sostegno all’aumento è legato alle minacce percepite. Tra chi indica la Russia tra le due principali il 41,2% vorrebbe spendere di più, contro il 24,9% degli altri. Tra chi mette in cima il clima solo il 21,5% è favorevole e il 43,3% preferirebbe ridurre. Chi vuole aumentare la spesa assegna all’attacco russo una probabilità media di 5,68, contro 4,72 di chi vuole ridurla. Per gli autori la spesa appare connessa alla percezione di minacce russe, cibernetiche e terroristiche, non a un generico livello di preoccupazione.

    Sul come finanziarla, quasi metà degli intervistati non sceglierebbe nessuno degli strumenti proposti:

    Strumento per finanziare l’aumento Quota
    Nessuno di questi 45,3%
    Maggior debito pubblico e/o prestiti europei 24,6%
    Riallocazioni o tagli ad altre voci (istruzione, pensioni, sanità) 8,4%
    Maggiore tassazione 5,7%
    Non sa 16,0%

    Il piano Readiness 2030, che contiene anche SAFE (lo strumento che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro di prestiti agli Stati membri per investimenti e acquisti congiunti nella difesa), incontra più contrari che favorevoli: 44,6% contro 28%, con il 19,2% che dichiara di non conoscerlo e l’8,3% senza posizione.

    Anche sulle priorità, nessuna destinazione ottiene una maggioranza (più risposte possibili):

    Su cosa spendere di più Quota
    Impiego delle Forze armate in caso di calamità o emergenze nazionali 27,5%
    Impiego delle Forze armate a supporto delle forze di polizia 24,1%
    Acquisto di nuovi mezzi e sistemi d’arma 22,5%
    Aumento dell’addestramento 21,9%
    Aumento del personale militare 21,5%
    Nessuno: la spesa non va aumentata 28,4%

    Forze armate: fiducia alta, giudizio più freddo sulle capacità

    Il 67,5% degli italiani ha molta o abbastanza fiducia nelle Forze armate, un livello inferiore alla media del 77,5% registrata su 35 Paesi europei da uno studio su dati Eurobarometro. Sul giudizio operativo il quadro cambia:

    Risposta Fiducia nelle Forze armate Sono in grado di difendere l’Italia
    Molta fiducia / molto favorevole 19,1% 6,1%
    Abbastanza 48,4% 29,1%
    Poca / abbastanza contrario 19,4% 28,1%
    Nessuna / molto contrario 5,6% 16,5%
    Non sa 7,5% 20,2%
    Totale favorevoli 67,5% 35,2%

    Fiducia generale e giudizio sulle capacità sono concetti distinti, notano gli autori, ma nelle risposte si sovrappongono: tra chi ha molta fiducia il 62,2% ritiene le Forze armate capaci di difendere l’Italia, tra chi ne ha poca il 14,6%, tra chi non ne ha il 7,1%.

    Sulle missioni emerge una visione “domestica”:

    Compito delle Forze armate Molto o abbastanza d’accordo
    Intervento in caso di calamità naturali 82,2%
    Supporto alle forze di polizia 67,0%
    Difesa e deterrenza (Italia o Paese alleato) 61,3%
    Peacekeeping all’estero 45,8%

    Il peacekeeping è l’unico compito che non raggiunge la maggioranza assoluta: il 39,4% si dichiara poco o per nulla d’accordo.

    Strade Sicure

    Il questionario descriveva Strade Sicure come operazione dell’Esercito attiva dal 2008, con un contingente di circa 6.800 unità che operano come agenti di pubblica sicurezza in concorso con le forze di polizia. Alla domanda su come dovrebbe evolvere:

    L’operazione dovrebbe… Quota
    Essere rafforzata 51,8%
    Restare così com’è 25,9%
    Essere ridotta 6,2%
    Essere interrotta 4,5%
    Non sa 11,5%

    Complessivamente il 77,7% sostiene almeno lo status quo. Il dato è più netto di quello sul generico impiego dei militari a supporto della polizia: davanti a un’operazione concreta e consolidata, osservano gli autori, la domanda prevalente non è se mantenerla ma se rafforzarla. Il sostegno al rafforzamento sale tra chi indica come priorità l’immigrazione (66,8%) o il terrorismo (60%), mentre non emergono relazioni chiare con le minacce esterne. Tra chi è molto d’accordo con l’impiego dei militari a supporto della polizia l’80,1% vorrebbe rafforzare l’operazione, tra chi lo è abbastanza il 57,1%, tra chi lo è poco il 22,2%. Una parte di chi è poco favorevole all’impiego militare in astratto accetta comunque la prosecuzione di Strade Sicure.

    Cosa concludono gli autori

    Il report individua due tratti fondamentali. Il primo è la forte eterogeneità degli orientamenti: su molte questioni non emerge una posizione largamente condivisa, e la vicinanza politica risulta il fattore che distingue di più le risposte. Per gli autori la difesa non è oggi una politica pienamente bipartisan: c’è un consenso trasversale sulla legittimità dell’istituzione militare e su alcune missioni domestiche, ma le differenze diventano molto ampie su spesa, finanziamento, capacità da rafforzare, leva, uso della forza e strategia.

    Il secondo tratto è la centralità della funzione domestica delle Forze armate. Gli italiani approvano di più le missioni con benefici immediati e visibili sul territorio, dalle calamità al supporto alla polizia e a Strade Sicure. Gli autori parlano di una sovrapposizione funzionale tra Forze armate e forze di polizia ormai radicata nell’opinione pubblica, più che di semplice confusione. Il risultato è un quadro di Forze armate socialmente legittimate ma di una politica di difesa frammentata, ancora largamente letta attraverso le esigenze della sicurezza interna. Il multilateralismo, infine, non raccoglie più il sostegno che tradizionalmente accompagnava le scelte italiane in questo ambito.

    Fonti

    • Vincenzo Bove, Fabrizio Coticchia, Matteo Mazziotti di Celso, “Gli italiani e la difesa”, Dipartimento di Scienze politiche e internazionali (DISPI), Università di Genova, 2026. Sondaggio YouGov Italia, 17-18 dicembre 2025, N=1.549
    • Dati comparativi citati nel report: NATO, Defence Expenditure of NATO Countries (2014-2026); IISS, The Military Balance 2026; Commissione europea, Standard Eurobarometer 105 (primavera 2026); ECFR, Home Alone (2026); FPRI, Māris Andžāns (marzo 2026); Munich Security Report 2026; Economou e Kollias (2026), Armed Forces & Society

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